San Francesco 2012. Ad Assisi i vescovi del Friuli. Premiata Angela Alioto, angelo dei senzatetto di San Francisco

@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Sono già entrate nel vivo ad Assisi le celebrazioni per l’odierna festa di San Francesco, Patrono d’Italia. Ieri sera, nel ricordo del “Transito” la recita dei primi vespri nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola. Oggi, giorno della solennità dedicata al poverello, vari gli appuntamenti alla presenza delle autorità istituzionali. In un intervento, il ministro dell’Interno, Cancellieri, ha sottolineato l’attualità del messaggio di Francesco esortando la politica a “confermare con forza i valori dell’onestà e dell’etica” e la popolazione a sentirsi “un’unica comunità nazionale”. A offrire l’olio per la lampada votiva che arde sulla tomba del Santo quest’anno tocca al Friuli Venezia Giulia. Ma come si è preparata la Regione a questo appuntamento? Paolo Ondarza lo ha chiesto al vescovo di Trieste mons. Giampaolo Crepaldi:

ASCOLTA: 

R. – La Regione si è preparata per tempo. I quattro vescovi della Regione hanno mandato a tutte le comunità cristiane un messaggio, intitolato: “Con Francesco varchiamo la porta della fede”. Il collegamento immediato è all’apertura dell’Anno della Fede, il prossimo 11 ottobre.

D. – Come vescovi del Friuli Venezia Giulia portate al cospetto della tomba di San Francesco, patrono d’Italia, i bisogni e le preghiere dei vostri fedeli. Quali sono?

R. – Direi che sono di due tipi: la prima grande esigenza che come vescovi abbiamo avvertito, è quella di andare verso un risveglio della fede: questo ci è stato chiesto dal Papa quando è venuto ad inaugurare il grande convegno di Aquileia 2 lo scorso anno. L’altra grande esigenza è quella di riscoprire una solidarietà più convinta e più diffusa, in un momento in cui anche le nostre terre – fatte di persone benestanti, di un tessuto produttivo molto solido – vivono una stagione caratterizzata dalla crisi economico-sociale. Quindi, la fede da una parte e la solidarietà dall’altra.

D. – Dal 1939, San Francesco è patrono d’Italia. Che cosa viene a dire il “Poverello di Assisi” all’Italia dei nostri giorni?

R. – L’Italia vive una stagione non facile, una lunga e interminabile transizione dal punto di vista politico, dal punto di vista economico. Di fronte alla tomba di San Francesco, bisogna riprendere la grande preghiera per questo Paese, affinché si apra una stagione della ragionevolezza, della giustizia, della tranquillità: un futuro più sereno.

D. – Lo stile di vita sobrio, il distacco dai beni materiali – caratteri tipici di Francesco d’Assisi, ricordati da Benedetto XVI– possono essere modelli validi anche per i nostri giorni?

R. – Sono modelli importantissimi, prima di tutto perché la sobrietà esterna nell’uso dei beni sollecita un affinamento di carattere spirituale. Viviamo in società caratterizzata da consumismo e spreco. Comportamenti che delle volte sono dettati da spinte compulsive verso l’acquisto di tutto e di più. Direi che è arrivato il tempo di voltare pagina, per una questione di giustizia verso i poveri.

D. – Quale la sua preghiera a San Francesco?

R. – San Francesco era un innamorato di nostro Signore Gesù Cristo. L’auspicio del vescovo di Trieste è che guardando lui, e imitando lui, anche noi riscopriamo, con amore e con dedizione, il nostro Signore Gesù Cristo. È lui, in fin dei conti, il nostro Redentore ed il nostro Salvatore.

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Ad Assisi nell’ambito delle celebrazioni per la festa di San Francesco, Patrono d’Italia, è stato assegnato ad Angela Alioto, madre di quattro figli – da decenni impegnata politicamente a sostegno dei senza tetto di San Francisco in California – il riconoscimento “Rosa d’argento Frate Jacopa 2012 – donne del nostro tempo testimoni di fede speranza e carità” . Si deve a lei anche la costruzione della “Nuova Porziuncola” e il restauro della storica chiesa dedicata al Poverello nella città americana. Paolo Ondarza l’ha intervistata:

ASCOLTA: 

R. – Quando avevo 15 anni, andavo a scuola a Firenze dove vivevo con i miei zii. Un giorno mi chiesero di venire ad Assisi con loro, ma io volevo rimanere a Firenze perché pensavo: “Questo Santo è morto 800 anni fa…”. Quando sono scesa dal treno nella stazione di Santa Maria degli Angeli (Assisi) ho sentito come un vento caldo dentro il mio cuore. Poi, mi sono messa in cammino dalla stazione del treno, fino al Sacro Convento. Da quel momento, Francesco mi ha “preso”. Lui è il più caro amico nella mia vita: ama tutti, indipendentemente da chi sono, dal colore della pelle, dalle idee. Lui voleva che tutti potessero andare in paradiso. Per amare Francesco bisogna amare Gesù Cristo.

D. – Come le tutte le grandi città, anche a San Francisco si vive la contraddizione della povertà accanto al benessere. Quello che può fare la differenza in un simile contesto è quando si sceglie di abbracciare il sofferente: pensiamo all’abbraccio di Francesco con il lebbroso, origine della sua conversione…

R. – Sì, assolutamente. E’ il caso delle persone malate di Aids. Quando sono stata eletta nel 1988 presidente del Consiglio della provincia della città di San Francisco, mi sono impegnata per la stesura di leggi in favore dei senzatetto, per dar loro una casa. La città di San Francisco ha più di 15 mila persone senzatetto e abbiamo voluto dare una casa a coloro che vivono in strada, da più di cinque anni. Questa casa che abbiamo costruito a San Francisco è dotata anche di una sezione medica, che è molto importante viste le condizioni psico-sanitarie di queste persone. Il nostro lavoro è ora imitato in vari Stati degli Usa.

D. – Vogliamo spendere qualche parola anche sulla costruzione della “Nuova Porziuncola” per la quale lei si è adoperata?

R. – Nel 2005, stavano vendendo molte chiese di San Francisco. Era una cosa che spezzava il cuore. Perciò, sono andata dall’arcivescovo del Nevada e ho detto: “Per favore, non dobbiamo cedere la chiesa di San Francesco, perché innanzitutto è la chiesa più antica della nostra città, costruita nel 1849 e poi a San Francisco dobbiamo avere la chiesa di Francesco!”. Quindi, ho spiegato la mia idea: “Nella vecchia palestra costruiamo una riproduzione della Porziuncola, poi restauriamo la vecchia chiesa, mentre nel refettorio potrebbe sorgere l’università del pensiero francescano”. L’arcivescovo mi disse di sì, perciò sono venuta in Italia, ho trovato le persone giuste: progettisti, falegnami etc…; ma non li ho trovati io, è stato Francesco a trovare tutti quanti con lo Spirito Santo! La “Nuova Porziuncola” di San Francesco è uguale a quella di Assisi, è un posto santo dove vengono mille persone a settimana. Quando abbiamo aperto – settembre 2008 – non c’era nessuno addetto alla sorveglianza e alla cura della Porziuncola. Per questo motivo abbiamo fondato l’organizzazione dei “Cavalieri di San Francesco”, che svolgono servizio presso la Porziuncola oltre ad attività caritative con i poveri ed i malati. In quei giorni, eravamo pochi – 10-12 persone – oggi, invece, siamo più di 320, appartenenti a tutte le religioni – buddisti, ebrei, musulmani – proprio come diceva Francesco: “Tutti in Paradiso!”.

D. – Il suo impegno è stato riconosciuto in questi giorni, in occasione della festa di San Francesco, con la “Rosa d’argento – Frate Jacopa 2012”…

R. – E’ stato difficile accettarlo. Perché non si trattava di un riconoscimento alla mia attività politica, riguardava la mia vita di fede. È difficile ricevere un premio per la fede, poi ho capito che si trattava di un riconoscimento, non di un premio. La “Rosa d’argento” sarà messa sul muro della Nuova Porziuncola di Francesco a San Francisco. Resterà là per sempre, nella sua città americana.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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