Santa Chiara d’Assisi. Il Signore era il suo “tutto”

©Paolo Ondarza Radio Vaticana

Una grande avventura cristiana quella di Santa Chiara d’Assisi, che rimane ancora oggi di straordinaria attualità. Sulla figura della discepola di San Francesco e la vita delle Clarisse, all’alba del terzo millennio, il servizio di Paolo Ondarza:

 

Una vita di povertà, interamente consegnata nelle mani di Dio. Questa l’esperienza terrena di Chiara d’Assisi che la Chiesa ricorda oggi 11 agosto. Quest’anno la memoria della santa assume una rilevanza particolare, vista la ricorrenza dei 750 anni dalla sua morte. Varie le iniziative in programma nella città di san Francesco e nei vari conventi di clarisse sparsi per il mondo. Sul calendario di eventi proposto ad Assisi  sentiamo suor Chiara Damiana Tiberio, del protomonastero di santa Chiara in Assisi.

R. – Il nostro raccoglierci proprio come Clarisse attorno a Santa Chiara nel 750.mo anniversario della sua morte è un evento di grazia che ci invita a riconfrontarci con la bellezza e la radicalità del suo carisma di povertà, di fraternità e di contemplazione e quindi questa ricorrenza è un ritornare alle sorgenti della nostra vocazione e anche un protenderci al compimento di essa.

D. – Suor Chiara Damiana, quale l’eredità lasciata da Chiara d’Assisi?

R. – Chiara muore stringendo tra le mani e baciando più volte la regola approvata da Papa Innocenzo IV il 9 agosto 1253, poco prima della sua morte. In essa è racchiuso il segreto della sua vita consacrata; è il tesoro da consegnare alle sue figlie e anche alla Chiesa, cioè la professione della santissima povertà. E proprio su questa scelta radicale di povertà Chiara ci trasmette la sua eredità, ricordandoci che il Signore è veramente l’unico e il sommo bene e che lui solo basta a riempire il cuore umano, a ridargli armonia, a ridonargli la pace. E per questo penso sia una donna attuale: parla eloquentemente alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra società che rischia la superficialità, l’apparenza, la perdita anche di identità.

D. – Che cosa vuol dire essere Clarissa oggi?

R. – Ripercorrere con fedeltà amorosa e creativa il solco tracciato da Santa Chiara, divenendo capaci di trasmettere ancora la freschezza della sequela del Signore in povertà ed umiltà, e accettare anche di essere un mite segno di contraddizione perché la nostra vita povera, obbediente e casta, separata dal mondo sarà sempre provocatoria per le coscienze e la mentalità corrente.

D. – Suor Chiara Damiana, un’ultima domanda. Come ha sentito la vocazione a seguire Dio sull’esempio di Chiara d’Assisi?

R. – Ciò che ha segnato una svolta interiore decisiva per me è stato l’incontro con le Clarisse della comunità in cui ormai vivo. Ecco, lì ebbi la percezione profonda che queste donne consacrate potevano vivere in monastero unicamente perché il Signore Gesù era il tutto della loro vita. Ecco, il Signore è tutto; sì, Dio è proprio tutto e chiede tutto. E anche a me, per un gesto di grande misericordia e grazia, veniva concesso – come dice Santa Chiara – di potere amare con tutta me stessa Colui che per amor mio tutto si è donato.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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