© Paolo Ondarza Radio Vaticana
La Santa Sede ribadisce che il termine gender va riferito esclusivamente all’identità e alla differenza sessuale biologica. Inoltre i servizi sanitari non devono mai essere destinati – o operare – contro la vita dei più indifesi o dei nascituri. Così in sintesi l’arcivescovo Ivan Jurkovi?, Osservatore della Santa Sede presso l’Onu e le organizzazioni internazionali di Ginevra, intervenuto nei giorni scorsi all’Ecosoc, il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite su una risoluzione per il rafforzamento dell’assistenza umanitaria di emergenza.
Pacchetto salute riproduttiva non può includere aborto
Pur riconoscendo i progressi compiuti su temi specifici come “carestia” e “sicurezza alimentare”, il presule esprime rammarico per l’inclusione del controverso pacchetto MISP che include nei servizi sanitari di base alcuni progetti per la salute riproduttiva di donne e ragazze che favoriscono l’aborto.
Diritto alla vita è per ogni fase della vita
Il diritto alla vita – spiega mons. Jurkovi? – va applicato ad ogni fase della vita, senza discriminarne alcuna. “Sebbene riconosciamo i rischi particolari che le donne e i bambini affrontano in contesti di emergenze umanitarie e le loro esigenze in materia di accesso all’assistenza sanitaria di base – aggiunge – non possiamo accettare come soluzione adeguata quei servizi che procurano o promuovono l’aborto”.
Aborto e farmaci abortivi non sono risposte a drammi umanitari
Per questo motivo – conclude l’arcivescovo – “la Santa Sede si dissocia dai paragrafi della risoluzione che promuovono la MISP come risposta alle drammatiche situazioni di tante donne e bambini in situazioni umanitarie impegnative” e non considera “l’aborto, l’accesso all’aborto o ai farmaci abortivi” come un misure per la “salute sessuale e riproduttiva”. Da mons. Jurkovi? infine la richiesta che il testo del suo intervento sia inserito tra gli atti ufficiali della riunione.



