@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

R. – Durante queste settimane è cresciuta l’esperienza della comunione tra di noi. Incoraggiati dal Santo Padre e dopo aver ascoltato le opinioni e le testimonianze degli altri, siamo diventati anche noi stessi più aperti e più responsabili. La Chiesa non è affatto europea, ma siamo veramente globali! E’ cresciuta l’unione e la convinzione sull’universalità della Chiesa. Penso che sia stata confermata una notevole convergenza su punti molto importanti della vita pastorale circa le famiglie e anche della missione delle famiglie stesse. Per esempio: è stata menzionata come funzione centrale quella delle comunità di famiglie. Certamente al Concilio Vaticano II si sottolineava anche la missione attiva dei laici nella Chiesa, ma adesso sembra che sia in atto un nuovo passo.
D. – Visto alla luce di un cammino, durato due anni, che cosa può dirci di questo itinerario che non senza difficoltà è arrivato fino ad oggi?
R. – C’erano, ci sono e possono esserci diverse posizioni, diversi accenti pastorali, anche la formazione teologica di tutti noi può essere diversa nella stessa ed unica verità cattolica, si intende… Però – diversamente dall’impressione che alcune notizie dei mass media davano – c’è stata sempre una atmosfera di fraternità. Quindi piuttosto un confronto di idee, di proposte e non lotte o combattimenti. Questa è anche molto edificante e molto positiva come esperienza personale. Spero che sia questo un valido contributo al rafforzamento dell’unità della Chiesa, da una parte e dall’altra, alla presa di coscienza del nostro dovere di aprirci ed entrare maggiormente in dialogo con tutto il mondo.
D. – Invito alla conversione, accompagnamento, coinvolgimento: tutti termini che sono presenti in questa Relazione. Grande protagonista è la misericordia, quasi ad aprire le porte all’Anno Santo che la Chiesa si appresta a proclamare e a vivere tra poco più di un mese…
R. – La misericordia di Dio – la giustizia e la misericordia di Dio – era il punto di partenza dei nostri lavori, già nella preparazione e nella fase preparatoria del Sinodo straordinario; adesso, dopo questo grande percorso, ritorniamo a questa grande verità. Però la vediamo, forse, in modo molto più ricco, molto più concreto. Speriamo che anche nella nostra vista possiamo valorizzarla maggiormente.
D. – Lei accennava al protagonismo della famiglia, protagonismo dei laici che esce fuori dalla Relazione finale di questo Sinodo. E’ immaginabile un futuro in cui la partecipazione dei laici sia più forte all’interno di una Aula come quella del Sinodo?
R. – Certamente! Questo Sinodo, come istituzione, della quale abbiamo celebrato proprio il cinquantesimo anniversario, è stato impostato come Sinodo dei Vescovi, quindi una manifestazione speciale della collegialità episcopale. Ma questo non vuole dire – come ha detto pure Papa Francesco – che tutti i laici non abbiano la missione di contribuire agli affari comuni di tutta la Chiesa. Quindi la missione cristiana è universale. Certamente i vescovi hanno la missione apostolica speciale che va anche oltre i limiti della loro diocesi, però anche essere cristiani significa una missione universale. Quindi tutti torniamo a casa un po’ rinforzati nella nostra missione. Quindi è stata anche un’esperienza dell’azione dello Spirito Santo!
E’ stato un Sinodo della speranza che apre tante strade: lo afferma mons. Mario Grech, vescovo di Gozo, presidente della Conferenza episcopale di Malta. Paolo Ondarza gli ha chiesto un commento sul Sinodo:
ASCOLTA:
R. – Molto positivo, perché c’è un messaggio di speranza, sia per le famiglie ma anche per noi pastori: come ha detto il Santo Padre, mettendo alla luce della fede il dramma dell’uomo nella famiglia, noi non abbiamo nessun motivo per disperare. La luce del Signore può aiutarci a vivere anche il mistero pasquale.

D. – A proposito del “discernimento” che è stato evocato nella relazione, specie in rapporto alle situazioni difficili: come accoglie quanto uscito da questa Relazione?
R. – Sono convinto che abbiamo fatto grandi passi in avanti. Oggi il Sinodo non denunzia nessuno, non condanna nessuno, non dà il suo giudizio contro nessuno. Non dico che oggettivamente non ci siano cose e realtà che dobbiamo anche indirizzare; ma l’uomo è sempre recuperabile, anche la famiglia. Nel documento, nel progetto che abbiamo presentato al Santo Padre, le porte sono aperte e questo significa che da oggi possiamo anche guardare al futuro per trovare altre soluzioni concrete per aiutare l’uomo e la famiglia a gustare la bontà di Cristo Salvatore.
D. – Concludere il Sinodo – ha detto il Papa – significa tornare a camminare insieme: ecco, questo camminare insieme, nell’ottica che lei ha citato?
R. – Ho nella mia mente e nel mio cuore il discorso che il Santo Padre ci ha fatto sabato scorso, nel cinquantesimo del Sinodo, che è un discorso programmatico, per non chiamarlo anche profetico: c’è tutta la Chiesa. E’ in cammino. Non possiamo fermarci, perché una volta che ci fermiamo vuol dire che c’è la morte.
D. – Per chiudere: tantissimi sono stati i temi affrontati, però non si può negare che l’attenzione fosse focalizzata – soprattutto da fuori, dai media – sulla questione dei divorziati risposati, del loro accesso ai Sacramenti. A questo punto, si deciderà caso per caso? Quale sarà l’atteggiamento dopo questo Sinodo?
R. – Il discernimento continuerà. Cioè, il Sinodo ci ha dato anche gli strumenti per poter accompagnare queste persone a trovare la risposta alle domande esistenziali che loro hanno. Allora, io non escludo niente. Il Sinodo non ha escluso niente. Come ho detto, ha lasciato tante strade aperte. Ora chiediamo allo Spirito Santo – che sicuramente è stato con noi in questi giorni – proprio di continuare a spingerci, ad andare in avanti.



