Sinodo. Card. Ouellet: divorziati risposati restano membri della Chiesa

Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Evitare di dare un giudizio morale sui divorziati risposati: la non ammissione al Sacramento dell’Eucaristia non elimina del tutto la possibilità della grazia in Cristo: questa una delle riflessioni emerse dal Sinodo straordinario sulla famiglia, in corso in Vaticano. Al microfono di Paolo Ondarza, ascoltiamo il card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi:

R. – Credo prima di tutto che si deve ripetere che i divorziati risposati rimangono membri della Chiesa; non devono allontanarsi dalla Chiesa per il fatto che non possono ricevere la Comunione: il legame con la comunità è molto importate, la partecipazione all’offerta della Santa Eucarestia è fondamentale. Credo anche che dobbiamo favorire degli incontri con le persone che soffrono in queste situazioni affinché possano essere ascoltate. Qualcuno ha detto che l’ascolto è terapeutico; credo profondamente che sia vero.

D. – Queste persone si sentono giudicate dalla Chiesa?

R. – Credo che dobbiamo curare il nostro linguaggio nei loro confronti per evitare di dichiarare che non sono ammessi perché sono in peccato mortale permanente e non possono ritrovare lo stato di grazia. Questo è un linguaggio offensivo e che non tiene conto della vita spirituale della persone che, probabilmente, in tanti casi, hanno chiesto cento volte perdono nel loro cuore per il primo matrimonio fallito, ma, oggettivamente si trovano da dieci anni con un altro coniuge, con altri figli e quindi non possono mettere fine a questa nuova unione. Quindi c’è molto da fare per aiutarli a rimanere in contatto con la Chiesa, a sentirsi non giudicati dal punto di vista morale e a capire che rimane comunque un ostacolo al ricevimento della Comunione sacramentale.

D. – Perché c’è questo ostacolo?

R. – Perché il mistero della Santa Eucarestia, è un mistero nuziale: è il mistero della donazione che Cristo fa del suo Corpo – Lui, il Corpo del Signore risorto – alla Chiesa sua sposa. Questo dono è l’espressione della sua fedeltà fino alla morte. Allora, dal momento in cui il primo matrimonio viene considerato sacramentale – quindi il primo vincolo nuziale non è stato cancellato -, se una persona si trova in una seconda unione nasce una contraddizione oggettiva con il mistero che sta per ricevere. Dobbiamo aiutarli a capire che la Comunione con Cristo è possibile anche per loro, ma è una Comunione spirituale che non arriva fino al punto della comunione sacramentale.

D. – Ma la comunione spirituale prevede un rito? C’è chi suggerisce per esempio di benedire i divorziati e i risposati al momento della Comunione …

R. – Sì, questo certamente può essere anche espresso ritualmente: una persona può venire al momento della comunione e incrociare le braccia al petto: in questo modo avverte il sacerdote che non può ricevere la comunione, ma è disponibile per una benedizione. Bisogna dire alla gente che è possibile ritrovare la comunione con Cristo, cioè lo stato di grazia.

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Card. Versaldi: necessaria maggiore preparazione al matrimonio

?A fronte dell’alto numero dei divorzi è necessaria una preparazione maggiore, personalizzata ed anche severa, al matrimonio senza timori di veder eventualmente diminuire il numero di nozze celebrate in Chiesa. E’ stato ribadito durante i lavori del Sinodo straordinario sulla famiglia, in corso in Vaticano. Paolo Ondarza ha intervistato il card. Giuseppe Versaldi, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede:

R. – I problemi ci sono e vanno risolti quelli che riguardano le persone in difficoltà dopo il matrimonio, ma io ho voluto insistere sul fatto che bisogna prevenire le difficoltà e soprattutto le sofferenze delle persone, avendo quindi una maggiore attenzione sulla preparazione al matrimonio. Nell’Anno della Fede, il Papa ci aveva detto che la fede – anche tra i battezzati – non può più essere presupposta e quindi occorre fare un cammino, anche dottrinale: io ho insistito sull’accompagnamento personale delle coppie, in maniera tale che non attraverso gli strumenti giuridici, ma attraverso un accompagnamento pastorale e spirituale si verifichi veramente se l’intenzione degli sposi è quella di accedere non alle nozze, ma al Sacramento del matrimonio, in modo che possano poi reggere le difficoltà nella vita matrimoniale. Ci saranno sempre dei fallimenti, ma così mettiamo una barriera non per impedire il matrimonio, ma per farlo non solo validamente ma fruttuosamente. La Chiesa non può poi intervenire dopo dichiarando nulli i matrimoni, che invece sono validi e caricando di pesi i fedeli dopo il matrimonio. E’ meglio essere un po’ più severi prima, anche se diminuiscono un po’ o rallentano nel tempo le celebrazioni delle nozze, ma che siano persone convinte di incontrare Cristo e non solo di fare una cerimonia.

D. – Per evitare proprio che ci si sposi per una tappa quasi di costume, concentrata molto sulla cerimonia e sul giorno del matrimonio. Poi, quando arrivano i problemi, ci si trova impreparati…

R. – Dando per scontato questo automatismo tra il fatto che uno è battezzato – e quindi si presuppone che abbia la fede – e il matrimonio, che è un altro Sacramento ancora: certo il Battesimo introduce nella salvezza, però è un incontro con Cristo e chi si sposa invece credendo di non aver bisogno di Cristo, ma solo perché è una tradizione o addirittura un atto folkloristico, si sposa validamente ma poi non regge la fatica del matrimonio e dopo chiede la nullità. Il paradosso allora è che la Chiesa largheggia all’inizio ammettendo tutti e poi è severa nel lasciarli con i loro pesi. Questo non va bene!

D. – Bisognerebbe forse avere il coraggio anche di dire “no” ad una coppia che arriva impreparata al matrimonio?

R. – Più che dire “no”, indicare un cammino: non subito, ma facciamo un cammino. Adesso si parla tanto dei divorziati e dei rispostati e di un cammino penitenziale, che è sempre penitenziale e doloroso; là sarebbe invece un cammino non penitenziale, ma di crescita, di maturazione nella fede.

D. – Agire all’origine…

R. – Agire all’origine, facendo anche capire che non possono venire lì a chiederci il matrimonio, fissando già la data e presupponendo che si tratta solo di una formula: “Accetti quello che fa la Chiesa?”; “Si!”. E poi vai a sapere cosa c’è dietro a quel sì…. Stiamo tanto discutendo su come cambiare il dopo e non discutiamo tanto su come cambiare il prima. Io ho fatto un intervento, ma anche altri hanno fatto interventi così.

D. – C’è poi il dopo matrimonio: c’è chi suggerisce un accompagnamento anche dopo il matrimonio delle coppie, che spesso si sposano su presupposti cristiani e a un certo punto si ritrovano sole…

R. – E lì veramente è la parrocchia, la comunità parrocchiale, come famiglia di famiglie, e soprattutto gli sposi più che i sacerdoti a quel punto che devono accompagnare gli sposati. E’ importante l’accompagnamento dei giovani sposi da parte di chi ha già esperienza, magari, di crisi superate. Questo è un altro punto intermezzo: prima di arrivare alla vexata quaestio “Diamo o non diamo la Comunione ai divorziati-risposati?”, che è certamente un problema, ma se diventa un problema troppo generalizzato vuol dire che qualcosa è sbagliato prima. Se non facciamo una preparazione adeguata, dobbiamo poi curare i matrimoni falliti e la Chiesa da “ospedale di campo” diventa obitorio, in cui si fanno le autopsie dei matrimoni defunti.

D. – Si parla molto in questi giorni di dottrina e misericordia, quasi fossero due realtà distinte, separate. E’ davvero così o dottrina e misericordia necessariamente devono camminare insieme, si identificano?

R. – La misericordia è la dottrina della Chiesa e la dottrina della Chiesa è la salvezza: “Non sono venuto per condannare, ma per perdonare”. Tuttavia il perdono presuppone il pentimento.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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