Sinodo. Il cardinale Angelo Scola: una “primavera cristiana” è in piena fioritura

Pope Benedict XVI (left) and Cardinal Angelo Scola of Milan in 2011. Scola is among those seen as a likely successor to Benedict.

  I lavori del Sinodo sulla nuova evangelizzazione si avviano a conclusione e per i partecipanti è tempo di bilanci. Al microfono di Paolo Ondarza, la valutazione del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano:

R. – E’ stato un lavoro molto intenso e, quindi, c’è bisogno di ancora un pò di tempo per entrare in profondità su ciò che è emerso. Però, credo che alcune considerazioni si possano fare. Il Santo Padre auspicava, che dal Sinodo scaturisse un “fuoco”, come fu per lui l’esperienza del Concilio. A me sembra che il lavoro sia stato veramente intenso: si sono messe a punto questioni molto interessanti – pensiamo per esempio al rapporto doni gerarchici-doni carismatici – e siamo ritornati, equilibratamente, sul tema della famiglia, sul rapporto con l’islam. Io credo che questo Sinodo – se avremo la pazienza di riportarlo nelle chiese e di “digerirlo” insieme – possa segnare un passo serio nella direzione della nuova evangelizzazione. Ma, quello che è già evidente, è che ha ulteriormente rinsaldato la comunione tra noi vescovi e l’affetto e la stima nei confronti del Santo Padre e del suo straordinario magistero.

D. – Accennava a messe a punto significative nell’ambito, ad esempio, del rapporto con l’islam. In che senso?

R. – Mi sembra che abbiamo finalmente capito, che il problema non è soltanto quello di contenere l’immigrazione islamica in Europa, o il mescolamento di culture che ne deriva. Non esiste soltanto il problema tragico e drammatico, di sostenere i nostri cristiani nei Paesi del Medio Oriente, che sono in grande sommovimento: oramai, i problemi dei Paesi islamici – il problema della libertà religiosa, della libertà di coscienza, della libertà di conversione, il problema del rispetto della dignità, dei diritti umani – sono gli stessi problemi che abbiamo anche noi qui in Occidente. Su questi stessi temi, almeno a livello europeo, siamo molto confusi e si stanno talora compiendo delle scelte, che sono regressive e non progressive.

D. – Dunque, un suo augurio, a questo punto, per l’Anno della Fede, appena iniziato…

R. – I cristiani vivano così profondamente la bellezza e la pienezza, la bontà e la verità del rapporto con il Signore, da lasciarlo trasparire in tutti i contesti in cui vivono. La nuova stagione, a cui l’Anno della Fede ci ha richiamato, sia realmente, per la potenza dello spirito, più visibile soprattutto nella nostra stanca Europa.

D. – Non si può tutto ridurre ad uno slogan, ma possiamo dire che la “primavera cristiana”, di cui il Papa ha parlato, è iniziata o sta iniziando?

R. – Io penso che la “primavera cristiana” sia già in fioritura. Forse l’Anno della Fede ed il Sinodo devono aiutarci a sottolineare di più il “noi” della fede. Dobbiamo avere più coraggio nella comunione, arrivando – come dice Paolo – “a sopportarci a vicenda con amore”, se è necessario: perché, l’unità è la grande condizione per far fiorire la nuova evangelizzazione.

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Mons. Martin Su di Taiwan: privilegio essere al Sinodo, dalla Cina giunti solo in due

?   Nei giorni scorsi, al Sinodo è giunto il messaggio di mons. Lucas Ly, vescovo di Fengxiang in Cina, il quale ha espresso dispiacere per la sua assenza ai lavori in Vaticano. Dal canto loro, i padri sinodali hanno spiegato che anche se impossibilitati ad intervenire, i vescovi della Cina continentale sono stati considerati “spiritualmente presenti” in Aula. Al Sinodo, lo ricordiamo, hanno partecipato presuli provenienti da Hong Kong e Taiwan. Tra questi ultimi, il vescovo della diocesi taiwanese di Taichung, mons. Yao-Wen Martin Su. Il nostro inviato al Sinodo, Paolo Ondarza, lo ha intervistato: 

R. – It’s my privilege to be here…
E’ un privilegio essere qui in occasione del Sinodo dei vescovi. In questi pochi giorni a Roma, in Vaticano, mi sono sentito a casa, perché ho potuto incontrare il Santo Padre, i vescovi e gli altri fratelli e sorelle da ogni paese. Mi sono sentito come in una famiglia proveniente da tutto il mondo.

D. – Il suo augurio per questo Sinodo?

R. – My wish for this Synod…
Il mio desiderio per questo Sinodo è quello di rinnovare la mia fede personale in Dio e, rinnovando me stesso, ricevere la grazia per tornare nel mio Paese e mettere a frutto ciò che qui ho appreso e condividerlo con tutta la comunità di Taiwan. Quindi, desidero che questo Sinodo costituisca un traguardo importante, una nuova tappa per la nostra Chiesa.

D. – Lei è qui in rappresentanza anche della Chiesa in Cina, con quale stato d’animo vive queste giornate di lavori?

R. – I come from Taiwan…
Come lei sa, sono qui sia in rappresentanza della nostra Chiesa di Taiwan che di quella cinese. Sono davvero dispiaciuto che i miei confratelli non siano potuti essere al Sinodo. Il cardinale vescovo di Hong Kong ed io siamo stati gli unici due vescovi cinesi che sono venuti a Roma. Desidero pregare per la Chiesa cinese, perché possa ricevere la grazia di Dio da questo Sinodo e, attraverso la grazia affrontare le sfide che l’attendono. E chiedo la benedizione al Signore per tutti i cinesi, specialmente per i fedeli. Il mio miglior augurio è per loro.

D. – Che cosa significa parlare di nuova evangelizzazione per la Chiesa di Taiwan?

R. – I suppose the new evangelization…
La nuova evangelizzazione dovrebbe riportarci ad una fede profonda in Dio, a un rapporto profondo con Lui, in modo che, forti di questa fede, possiamo diffondere il Vangelo a tutti a Taiwan.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

Pope Benedict XVI (left) and Cardinal Angelo Scola of Milan in 2011. Scola is among those seen as a likely successor to Benedict.

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