Sinodo Nuova Evangelizzazione: bilancio del card. Bagnasco

?   Per un bilancio sui lavori del Sinodo Paolo Ondarza ha intervistato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana:

R. – Anzitutto devo dire che l’esperienza del Sinodo è stata una grande grazia perché è stata un’immersione nella cattolicità della Chiesa. E’ una esperienza di Pentecoste, perché i vescovi di tutto il mondo hanno portato nell’Aula sinodale, intorno al Santo Padre, la voce di tutto il mondo, con uno sguardo e con un cuore propri dei pastori: liberi da ogni interesse o prospettiva politica o economica o ideologica, ma soltanto con lo sguardo del Signore. E’ molto importante, anche, che sia risuonata da parte di tutti i Padri la necessità che per evangelizzare bisogna essere evangelizzati. Quindi, il tema della conversione personale di noi pastori e di noi comunità cristiana per poter annunciare il Vangelo della gioia che è Cristo: questo è un primo imperativo fondamentale.

D. – Ci sono degli spunti che sono emersi dai lavori sinodali, che vanno ad interessare nello specifico la situazione della Chiesa in Italia?

R. – Direi che ancora una volta è stata messa in evidenza la centralità della parrocchia. Questa è una grande esperienza che viene dalla storia dell’Italia, ma che in tutto il mondo è stata apprezzata e confermata: la pastorale parrocchiale dev’essere sempre più, diventare sempre più la pastorale integrata con tutti i nuovi movimenti, le nuove comunità, le associazioni, perché è chiaro che la parrocchia, pur nella sua necessità assoluta, non è più autosufficiente.

D. – Di fronte al prevalere della questione economica, di fronte alla secolarizzazione, alla crisi della politica, alla Chiesa viene chiesto di ripensare la propria presenza nella società …

R. – Direi che non è soltanto un ripensamento, ma innanzitutto è una conferma della presenza. Quanto più la società viene ferita dal secolarismo o da altre istanze di tipo economico o finanziario che attentano alla centralità e alla dignità della persona umana, tanto più la Chiesa ha il dovere di essere presente secondo l’immagine del sale della terra e della luce del mondo. Senza pretese, senza arroganze ma con la grande convinzione – e in questo probabilmente dobbiamo crescere – che laddove Cristo entra, l’uomo cresce; laddove Cristo entra, è la società intera che cresce, diventa più umana.

D. – Grande attenzione viene data alla famiglia, cuore della nuova evangelizzazione. La Chiesa pensa in tal senso a percorsi di accompagnamento post-matrimoniali che per non lasciare le coppie sole di fronte alle sfide del secolarismo. Ma difesa della famiglia significa anche continuare a difendere il matrimonio tra uomo e donna …

R. – Certamente. La famiglia è stata riconosciuta da parte dei Padri di tutto il mondo come la cellula fondamentale non soltanto della Chiesa, ma innanzitutto della società umana. Come diceva lei, un uomo e una donna nel vincolo pubblico del matrimonio e aperti alla vita, sono veramente il futuro assolutamente indispensabile della società, e quindi incomparabili, degni di tutta l’attenzione culturale delle società moderne e anche di conseguenti adeguate politiche economiche a sostegno della famiglia e dei figli. Abbiamo riconosciuto naturalmente anche come la famiglia sia il primissimo luogo di educazione. Quindi, è vero: la Chiesa deve rinnovare sempre di più, anche in Italia, l’accompagnamento pastorale delle famiglie, non soltanto prima, in preparazione del matrimonio, ma anche dopo il matrimonio.

D. – Attenzione è stata data anche al tema dei divorziati, dei risposati. C’era chi si attendeva novità al riguardo …

R. – La novità: la novità è ciò che è vero, perché ciò che è vero non invecchia, non ha tempo. Naturalmente la misericordia, accompagnata sempre dalla verità, deve essere fatta sentire a queste persone che vivono situazioni difficili, perché, anche se non possono accedere al sacramento della confessione e della Santa Eucaristia, non si sentano escluse, rifiutate, emarginate, ma sappiano che assolutamente sono parte viva della comunità cristiana e possono dedicarsi a servizi come quello della carità al pari di chiunque.

D. – Per chiudere: è stato ribadito come ogni battezzato non possa tirarsi indietro di fronte alla chiamata, al compito di evangelizzare anche nella vita pubblica. Questo vale anche per la presenza di cattolici in politica …

R. – I cattolici nella vita politica devono essere sempre più coerenti con la propria fede e più formati, perché non basta la buona volontà per il servizio pubblico; e poi devono essere più numerosi.

Tommaso Spinelli, il più giovane dei partecipanti al Sinodo: ritrovare l’entusiasmo della fede

?   La competenza della catechesi passerà al Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. L’annuncio, dato questa mattina dal Papa al Sinodo, evidenzia l’attenzione data dalla Chiesa alla trasmissione della fede. Più volte nei giorni scorsi è stata espressa l’esigenza di nuovi annunciatori del Vangelo che sappiano comunicare al mondo la bellezza di essere cristiani. Una testimonianza in tal senso è stata offerta in Aula dal più giovane dei partecipanti, l’uditore Tommaso Spinelli: 23 anni, romano, è catechista di giovani catecumeni. Paolo Ondarza gli ha chiesto chi sono queste persone che in età adulta chiedono di ricevere il Battesimo:

R. – Il 50 per cento sono italiani e la cosa bella è che sono persone anche di elevato livello culturale che inizialmente erano rimaste fuori dalla fede, magari perché i genitori erano vissuti nell’età della contestazione e avevano deciso di non battezzare i figli. Queste persone, a volte attraverso i loro studi scoprono la bellezza della fede e si chiedono: “ma perché non ho ricevuto il Battesimo?”. A quel punto si rivolgono alla Chiesa e fanno richiesta del Sacramento. L’altro 50 per cento è costituito da persone provenienti dall’estero e la cosa bella è che spesso si verifica un bellissimo scambio: abbiamo, per esempio, badanti che stando al fianco di persone anziane con una fede molto forte e attraverso loro scoprono la bellezza di questa fede. Alcune di queste donne provengono dai Paesi dell’ex-Unione Sovietica dove la fede era stata proibita, però il seme del cristianesimo c’era e, nel momento in cui vivono la libertà, germoglia in loro con tutta la sua forza. In queste persone riscontriamo un entusiasmo nella fede che magari ci fosse altrove!

D. – Per quanto riguarda persone che appartengono di più al tuo contesto, quindi all’Italia, a Roma, e che decidono di iniziare un cammino di conversione al cristianesimo: innanzitutto cosa cercano?

R. – Queste persone arrivano da noi affamate di verità e di eternità. Questa è la cosa più bella che trovano in Cristo. Io credo che la cosa più grave che sta facendo la nostra società sia quella di privare i ragazzi di un’aspettativa verso qualcosa di eterno.

D. – Per te cosa vuol dire evangelizzare?

R. – Credo che prima di tutto evangelizzare sia un servizio svolto a tutta quanta la società, cristiana e non. La società ha bisogno di noi, ha bisogno di un’evangelizzazione, anche se il nostro risultato non sarà quello di rendere cristiana tutta la società. Il problema non è semplicemente riempire le panche durante la Messa. Quando ero ragazzo ho visto sacerdoti e persone che si sono spese totalmente per noi e ho conosciuto cose talmente belle che non riuscirei a tenerle per me. Il solo pensiero che persone e ragazzi possano crescere senza conoscere il messaggio integrale e liberante del Vangelo… è una cosa che mi toglie l’aria!

D. – Cosa ti sentiresti di dire a chi riscontra una difficoltà nella testimonianza nel luogo in cui si trova?

R. – La nostra paura ha il sopravvento quando noi ci dimentichiamo che la nostra testimonianza è importante perché le persone siano salve. Inoltre dobbiamo ricordarci che il Signore non ci abbandona mai, dal momento che evangelizzare è un desiderio Suo, prima che nostro. Quindi è un ruolo che svolge Lui prima di noi. Possiamo avere la certezza che andrà a buon fine se avremo il coraggio di buttarci.

D. – Sei il più giovane qui al Sinodo, come vivi questo tuo essere qui?

R. – La prima impressione è stata un po’ di sana soggezione, però dopo pochi giorni ho avvertito una grande famigliarità. In nessuna aula come in quella del Sinodo c’è una visione globale di tutto quanto il mondo, visto non però attraverso l’occhio economico della speculazione, ma visto con l’occhio dell’attenzione alla persona, alle sue necessità. Le necessità di tutto quanto il mondo sono emerse in questa Aula, attraverso lo sguardo cristiano, lo sguardo di Cristo, lo sguardo che si preoccupa degli ultimi, di quelli che sono nella sofferenza. Ciò che mi colpisce è la grande umiltà dei partecipanti: mi è capitato di parlare con cardinali, vescovi e sono tutte persone che nonostante svolgano compiti di importanza cruciale, non perdono quel loro tratto di amicizia, simpatia e cordialità che deve essere proprio di ogni cristiano. Vedo in loro dei padri, ma anche dei fratelli!

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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