R. – Dobbiamo iniziare a curare la nostra società dalla cura alle famiglie.
D. – Si sottolinea come, tra molti fedeli, non ci sia una grande conoscenza dell’insegnamento della Chiesa, soprattutto per quanto riguarda i temi della vita, dell’apertura alla vita. Che cosa si può dire a riguardo? Occorre una nuova strategia di comunicazione?
R. – Questo è vero. Da quanto riferiscono i vescovi, e da come si vede nella vita quotidiana in tanti Paesi, la società non conosce l’insegnamento sociale della Chiesa soprattutto quello che riguarda la famiglia. Ma dall’altra parte la mia domanda io sono nato nell’ex Unione Sovietica e cresciuto durante i tempi dell’ateismo Neanche i miei genitori sapevano queste cose, ma per loro la famiglia era una cosa molto sacra. Il problema delle famiglie è anche il problema della nostra fede. Nel mondo, la crisi della fede si ripercuote sulle famiglie. Ma riguardo alla Dottrina sociale, nell’Est si dice che per curare e migliorare il mondo bisogna iniziare a curare se stessi. Dobbiamo presentare questa Dottrina alla gente forse con un nuovo linguaggio, soprattutto ai giovani, anche attraverso l’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione.
D. – La “Humanae vitae” di Paolo VI così come l’Esortazione “Familiaris Consortio” restano dei punti di riferimento per l’evangelizzazione di oggi…
R. – Certamente. Quella era un’Enciclica epocale. Anche oggi dobbiamo prendere questo insegnamento della Chiesa come una cosa molto seria e molto attuale. La vita è vita sempre!
Il card. André Vingt Trois: al Sinodo parliamo senza paure
R. – Le parole del Papa sono parole molto incoraggianti, perché lui ci ha chiamato a parlare nella verità, senza paura e ad ascoltare gli altri con rispetto. Queste sono le condizioni della Sessione del Sinodo, che sarà fruttuosa, perché potremo ascoltare posizioni diverse e potremo dire quello che conosciamo in base alla nostra situazione, nelle nostre Conferenze episcopali.
D. – Questa libertà è una caratteristica importante della sinodalità…
R. – Sì. Papa Paolo VI ha creato questa istanza del Sinodo quasi 40 anni fa. La Chiesa ha cercato e ha trovato le modalità per porre in essere questa creazione.
D. – Quando pensa alle sfide pastorali sulla famiglia, cosa le viene in mente principalmente?
R. – Sono molte questioni, perché vediamo bene che in tutto il mondo le situazioni non sono identiche. Le preoccupazioni dei Paesi dell’Europa occidentale o del mondo occidentale non sono le stesse di quelle dei Paesi del Sud. Dobbiamo tenere conto della totalità della Chiesa e non solamente dei problemi dell’Europa occidentale. Dobbiamo ben considerare che in molti Paesi dell’Asia le donne sono obbligate a partire, per trovare denaro per la loro famiglia. In Francia, vedo molte donne africane che sono madri e non hanno marito e devono educare due o tre figli.
D. – Tocca appunto il problema questo dell’emigrazione di tante donne, che si trovano lontane dai figli. Anche verso queste situazioni c’è una sollecitudine da parte della Chiesa?
R. – Sì, è questa la miseria di molti Paesi, come vediamo in Asia o in Africa.




