Sinodo. Testimonianze dei vescovi. Shevchuk: coscienza e legge morale non sono contrapposte

@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Per una valutazione sulla relazione finale del Sinodo letta integralmente in aula questa mattina e che sarà votata nel pomeriggio, Paolo Ondarza ha intervistato l’arcivescovo maggiore di Kiev Sviatolslav Shevchuk, Capo del Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina.

ASCOLTA:

R. – Io personalmente sono soddisfatto, anzitutto perché siamo riusciti a condividere tante esperienze che vive la Chiesa cattolica e soprattutto la famiglia cristiana nei vari Paesi del mondo. Abbiamo avuto questa sensazione della cattolicità, di comunione nella fede cattolica così come nell’insegnamento morale. Perciò quello sulla relazione non sarà un voto spaccato, perché realmente i vescovi – anche condividendo inquietudini diverse – sono dello stesso spirito: la dottrina santa della Chiesa cattolica non soltanto non si mette in dubbio, ma – secondo me – di fronte a queste nuove sfide avrà un ulteriore sviluppo.

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D. – Che cosa dire in merito al discernimento che il singolo vescovo sarà chiamato ad assumere nei confronti delle situazioni più delicate e più difficili?

R. – Il discernimento di ogni singolo vescovo, ma anche di un confessore, rimane lo stesso che in precedenza. Talvolta, però, le situazioni che emergono oggi sono più difficili da discernere: quindi, secondo me, dopo questo Sinodo forse alcuni dicasteri specializzati della Curia Romana dovrebbero emettere alcuni orientamenti per i confessori, affinché abbiano un orientamento su come procedere, perché è emerso chiaramente che quello che oggettivamente sembra lo stato di un peccato grave, soggettivamente talvolta non è imputabile pienamente. Come dice il Catechismo della Chiesa cattolica ci sono circostanze che diminuiscono la responsabilità soggettiva in queste situazioni. Perciò per discernere questo livello della imputabilità bisogna avere sì un senso spirituale, ma anche una buona preparazione teologica e pastorale dei confessori e anche dei padri spirituali.

D. – Coscienza e legge morale: in quale rapporto devono essere poste queste due importanti dimensioni, alla luce di quanto dibattuto qui al Sinodo?

R. – Coscienza e legge morale non sono contrapposte. Come dice la Gaudium et Spes, la coscienza scopre in sé la legge morale: la coscienza è questo spazio sacro del cuore umano in cui si ascolta la voce di Dio. Certamente una coscienza ben formata mai contraddice le norme morali oggettive e mai contraddice la verità rilevata. Questa coscienza deve essere, però, guidata! E’ per questo che nei miei interventi ho insistito tanto sulla direzione spirituale. Questa è una assistenza che la Chiesa deve dare: un discernimento, anche spirituale, che sempre viene effettuato per opera dello Spirito Santo.

D. – Per quanto riguarda le persone con tendenza omosessuale il Sinodo ha confermato quanto presente nel Catechismo della Chiesa Cattolica o c’è un nuovo atteggiamento verso queste persone?

R. – Non c’è alcun nuovo atteggiamento. Anzi molti padri hanno insistito sul fatto che di questo tema non si dovrebbe parlare adesso, perché – diciamo – non ha niente a che fare con il tema della famiglia. Le convivenze delle persone dello stesso sesso non possono essere chiamate famiglia. E’ una situazione che deve essere interpreta alla luce della morale sessuale cattolica. Non è il tema centrale di questo Sinodo. Perciò non c’è stata una riflessione su questa problematica. Semplicemente viene citato esplicitamente il Catechismo della Chiesa Cattolica al riguardo.

Mostrare la bellezza della visione cristiana del matrimonio e della sessualità umana. E’ una delle proposte partite dal sinodo dei vescovi che più volte ha precisato come la famiglia, fondata sull’unione tra un uomo e una donna, preceda la società. Al microfono di Paolo Ondarza la riflessione di mons. Tarcisio Ngalalekumtwa, presidente della Conferenza Episcopale della Tanzania.

ASCOLTA: 

R. – Prima di tutto, parliamo della bellezza della famiglia, perché mi sembra proprio negativo cominciare con i problemi… Cioè, la famiglia che viene considerata secondo noi dev’essere la vera famiglia, che è composta da un uomo, una donna e dei figli che si amano, che si vogliono bene e fanno una chiesa domestica, nel senso che tramite la preghiera, la testimonianza della vita anche, cercano di far conoscere Cristo, ciò che Cristo è anche alle altre famiglie. Ngalalekumtwa, Bishop Tarcisius.jpgLui è Colui che guida l’umanità. Poi, i problemi non mancheranno mai. In famiglia, se veramente vuole essere una famiglia cristiana, i coniugi devono essere fedeli l’uno all’altro. Questa fedeltà è l’elemento che può garantire la solidità della famiglia. Due che si vogliono bene avranno anche la possibilità di discutere tra loro dei problemi, di chiedersi scusa l’un l’altro. Avranno anche la possibilità di dire “grazie” l’uno all’altro. Ma quando vengono a mancare questi elementi, allora nascono dei problemi: viene a mancare la fedeltà, il dialogo non c’è più… Poi, anche i bimbi sono quelli che soffrono di più perché non hanno di fronte ai loro occhi l’esempio dei loro genitori che si vogliono bene.

D. – Ecco, dunque lei valorizza il ruolo positivo della famiglia di cui troppo spesso si ignora l’esistenza. Effettivamente, si problematizza molto, si parla della crisi della famiglia che sì, esiste, ma se c’è una serie di problemi c’è anche una serie di risorse che aiutano la società e la Chiesa ad andare avanti…

R. – Ma certo! Una persona umana nasce in una famiglia, cresce in una famiglia, impara a vivere in quella piccola comunità che è la famiglia …

D. – Nonostante la famiglia spesso venga oggi posta in discussione nella sua struttura antropologica – quindi, una famiglia tra uomo e donna – la ragione ci dice che la famiglia precede la fondazione della società, è una realtà che viene prima anche di qualsiasi realtà politica e istituzionale…

R. – Sì, perché nascono le persone che vengono educate, formate, che poi diventano membri della società civile, anche membri della Chiesa.

D. – Quindi, la Chiesa ha bisogno della famiglia: dalla famiglia nascono le vocazioni…

R. – Ma certo. Quindi, quando le famiglie sono in crisi, difficilmente avremo anche delle vocazioni di persone che si dedicano alla evangelizzazione, al ministero della Parola e dei Sacramenti, anche di persone che si dedichino alla vita consacrata.

D. – Che cosa, secondo lei, sarebbe importante che uscisse fuori per la famiglia da questo Sinodo?

R. – Ci dev’essere un messaggio: qui parla la Chiesa. La bellezza della famiglia, la necessità di un impegno: per formare una famiglia bisogna che ci sia un impegno totale, un dono di sé che sia aperto alla vita comunitaria che a sua volta sia aperta a ricevere, ad accogliere altri membri dell’umanità, cioè la filiazione.

D. – Si può immaginare un futuro della società con una famiglia diversa da quella che da sempre ha costituito la storia dell’umanità, così come vuol essere proposta in quest’ultimo periodo?

R. – Secondo me, ciò che si propone è una cosa che è ingiustificata perché poi finiamo per dire che vogliamo mettere fine all’umanità. Quindi, questo non è giustificato. E’ egoismo ed è proprio un male da condannare.

 

Mons. Simard: nel cuore del Sinodo ogni situazione delle famiglie

?Non solo divorziati risposati. La Chiesa vuole camminare insieme a tutte le famiglie del mondo. E’ quanto spiega al microfono di Paolo Ondarza il vescovo di Valleyfield in Canada, mons. Noël Simard:

ASCOLTA: 

R. – La Chiesa vuole aiutare, camminare con tutte le famiglie del mondo, specialmente quelle che sono quelle davanti a grossi problemi, come quelle dei rifugiati, quelle che vivono in strada… Alcuni dicono che noi siamo troppo concentrati sulla comunione ai divorziati risposati, però ci sono tanti altri problemi. simard.jpgCi si deve occupare dei bambini, dei ragazzi, dei genitori, degli anziani… Non è quindi soltanto una questione di dare o no la comunione ai divorziati risposati. Si deve essere attenti e manifestare misericordia. Però, dobbiamo preoccuparci di tutti i problemi di tante, di tutte le famiglie del mondo. Il messaggio di Gesù è per tutti!

D. – Rileviamo come, nelle varie società, ma specie quelle occidentali, oggi il concetto stesso di famiglia è soggetto a interpretazioni varie. Ovvero, non si parla più necessariamente di famiglia come di quella composta da un uomo e da una donna, ma si apre a varie tipologia di famiglie. La Chiesa cosa dice, rispetto a questo?

R. – La Chiesa dice ancora che la famiglia, il modello della famiglia, è la Sacra Famiglia e propone come ideale il modello della famiglia che comporta un padre e una madre e i figli. Questo è il modello. Però, sappiamo che oggi ci sono altri modelli, come le donne che vivono da sole con i figli o anche padri che vivono da soli con i figli. Allora, non si può dimenticare queste famiglie. E’ sicuro che c’è un modello, un ideale, però c’è la realtà. Come fare per tenere conto della famiglia?

D. – E’ importante continuare a parlare di una verità, di un disegno di Dio sulla famiglia?

R. – Sì, Dio ha un piano sulla famiglia, perché la famiglia è l’avvenire dell’umanità. Se le famiglie vanno bene, la società va bene. La famiglia è dove i ragazzi, la persona umana può trovare la sua identità. E la famiglia è anche il centro, il cuore della società. Allora, se il cuore non batte bene, la società va male.

D. – Dunque, non solo divorziati risposati al centro di questo Sinodo, ma tutte le problematiche della famiglia, tutte le potenzialità della famiglia, che la Chiesa vuole valorizzare. Ce n’è una in particolare, di queste questioni, che secondo lei meriterebbe di essere maggiormente evidenziata e che forse ha avuto poco risalto finora?

R. – Credo sia la questione delle famiglie che vivono in strada, le famiglie che devono fuggire dal loro Paese… Credo che non ne abbiamo parlato abbastanza… Della violenza nelle famiglie, causata dalla droga, dall’alcol ma anche dalla guerra… I giornalisti a volte sembrano essere concentrati sul problema della comunione ai divorziati risposati, invece in questo Sinodo sono state toccate tutte le problematiche.

Mons. Peña Rodriguez: Sinodo si basa sul Magistero dei Papi

?Il magistero della Chiesa sulla famiglia e sul matrimonio è un tesoro da valorizzare e riproporre nella sua attualità di fronte alle sfide per l’uomo e la donna di oggi. Più volte questa necessità è risuonata all’aula del Sinodo, come conferma mons. Gregorio Peña Rodriguez, presidente della Conferenza episcopale della Repubblica Dominicana, che al microfono di Paolo Ondarza delinea un ritratto della famiglia nel suo Paese:

ASCOLTA: 

Gregorio-Nicanor-Peña-Rodríguez.jpgR. – Uno dei problemi principali nella famiglia è quello della separazione dei coniugi, quando lasciano i figli alla cura di uno soltanto dei genitori. Dobbiamo andare in loro aiuto e vedere cosa possiamo fare per loro.

D. – Qual è il carattere della famiglia della Repubblica Dominicana?

R. – La maggioranza delle famiglie della Repubblica Dominicana sono cristiane e cattoliche. Loro sono obbedienti a quello che dice la Chiesa, alla Dottrina della Chiesa, in relazione alla famiglia.

D. – Non si avverte la distanza tra ciò che dice la Chiesa e ciò che è la vita concreta…

R. – No, no, possiamo dire il contrario: quello che dice la Chiesa è un grande contributo per la famiglia.

D. – Come, secondo lei, il magistero della Chiesa, in particolare le passate encicliche riguardanti la famiglia, i temi della vita – l’Enciclica “Humanae vitae” o la “Familiaris consortio” – possono contribuire ed illuminare il lavoro di questo Sinodo?

R. – Quelle Encicliche dei Santi Padri sono veramente illuminanti in questa circostanza per cui stiamo lavorando adesso. Possiamo dire che siano il fondamento sul quale noi dobbiamo lavorare.

D. – Hanno una loro validità per i tempi di oggi?

R. – Sì, sì, e tanto.

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Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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