@Paolo Ondarza, Radio Vaticana
Una tv sempre più spazzatura e sempre meno attenta al rispetto dei minori. E’ la fotografia scattata dal Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione TV e minori tra il 2003 e il 2006. Dai dati illustrati ieri a Roma emergono più infrazioni all’interno di film e telefilm che nei reality e nei talk show. Il servizio è di Paolo Ondarza:
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163 risoluzioni di violazione: questo in cifre il lavoro svolto in quasi quattro anni dal Comitato di Applicazione del Codice di Autoregolamentazione TV e minori. Le segnalazioni trasmesse all’Authority sono state talvolta archiviate, talvolta tramutate in sanzioni pecuniarie. E’ stato così per lo scontro su Rai Uno, all’interno di Domenica In, tra Zequila e Pappalardo, apoteosi del trash sul piccolo schermo, costato alla TV di Stato 200 mila euro. E sempre degli ultimi mesi sono le immagini, ben poco gloriose, della bestemmia di Ceccherini all’Isola dei Famosi su Rai Due e della lite Mussolini-Sgarbi nel reality La pupa e il secchione in onda sulle rete Mediaset.
Ma nonostante ciò film e telefilm sono più trash dei reality: sconcertante l’episodio di Dr House trasmesso su Italia 1, in cui una paziente giovanissima ammette di aver avuto rapporti sessuali con il padre e, infine, si scopre ermafrodita. Per non parlare poi della continue violazioni della cosiddetta fascia protetta. Emilio Rossi, presidente del Comitato TV e minori:
R. – Fra le 16.00 e le 19.00 le emittenti si impegnano ad esercitare una particolarissima vigilanza sui loro programmi nell’ipotesi che i minori siano in ascolto da soli. Ma tutt’ora è invece frequente il caso in cui temi assolutamente delicati vengono trattati proprio in quell’ora con assoluta normalità.
Il Consiglio Nazionale Utenti chiede che il codice di autoregolamentazione divenga legge. Sentiamo il presidente Luca Borgomeo:
R. – Non si può dire, facendo un parallelo tra la situazione attuale e quella di dieci anni fa, che sia cresciuta la cultura dell’attenzione ai minori nei programmi televisivi. Le emittenti, a cominciare dalla RAI, sono per nulla preoccupate delle sanzioni. Allora la strada da battere è quella di rendere le sanzioni più severe, ma per fare questo il Codice di Autoregolamentazione e gli altri Codici Minori ed Internet, devono trovare una norma, la legge che le fa proprie e che quindi le rende obbligatorie Erga Omnes.
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Come ricorda Benedetto XVI nel suo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali, per “educare i bambini nella via della bellezza, della verità e della bontà” è necessario che i media sappiano promuovere “la dignità fondamentale dell’essere umano, il vero valore del matrimonio e della vita familiare, le conquiste positive ed i traguardi dell’umanità”. Ma accendendo la Tv spesso riscontriamo tutt’altro, come sottolinea il prof. Marco Derìu docente di Etica e Deontologia della Comunicazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano:
R. – Credo che le situazioni che tiene presente questo messaggio sono quelle che abbiamo un po’ tutti sotto gli occhi. Cito, solo per fare degli esempi, alcuni reality show televisivi o di un uso anche della rete Internet da parte dei minori in cui la violenza viene addirittura esaltata.
D. – Il Papa indica ai media valori come quelli della dignità della persona umana e della famiglia. Valori che, a volte, vengono dimenticati?
R. – Più che dimenticati vengono tenuti ben presenti per essere, però, puntualmente stravolti. Purtroppo la normalità non fa notizia e non fa audience e, quindi, sempre più spesso si tende a proporre degli stereotipi – soprattutto attraverso il mezzo televisivo – che sovvertono i canoni classici delle nostre idee, per esempio, di famiglia o anche di persona. Pensiamo alla fiction seguitissima come “Un medico in famiglia”, si annuncia ora addirittura una nuova edizione con il tema dell’omosessualità affrontata in maniera un po’ particolare. Ci sono delle famiglie televisive che vengono presentate come assolutamente normali e forse così normali non sono.
D. – Importante – secondo Benedetto XVI – educare i bambini a valori quali bellezza, verità e bontà …
R. – Quando si parla di estetica si punta molto a qualcosa che sia bello da vedere e cioè spettacolare, ma la spettacolarizzazione in sé può essere un eccesso. Bisogna imparare a cogliere ciò che c’è di bello, vero e positivo e spettacolarizzarlo quello e se ci accorgiamo che di bello, vero e positivo c’è troppo poco. Bisognerebbe allora fare in modo, se non altro attraverso il telecomando, che la nostra azione ed anche il nostro disgusto rispetto ad un certo tipo di offerta si faccia sentire, e magari obblighi davvero l’industria mediatica – come il Papa sollecita – a produrre qualcosa di più e qualcosa di diverso.
D. – Il Papa rivolge un appello al mondo educativo: “Aiutate i vostri figli ad essere selettivi”…
R. – Per poter educare ad una fruizione critica e consapevole i minori, dobbiamo essere noi per primi ad avere questo tipo di sguardo critico, quello che è un vero e proprio discernimento. Teniamo presente che per i bambini mai la televisione è la prima scelta quando gli si chiede come vogliono passare il loro tempo libero. Una recente indagine ha confermato che prima di dire “vedo la televisione”, dicono “voglio fare i compiti con i genitori”. La nostra fruizione adulta è una fruizione diciamo distratta o forse più consapevole, la loro è invece una fruizione che tende a dare veramente tutto per vero.
D. – Per assistere ad una inversione di tendenza della televisione c’è da aspettare molto o forse questa inversione, dal suo punto di vista, è già in atto silenziosamente?
R. – I dati di ascolto ci dicono che dal 2006 in poi, la televisione nel suo complesso ha cominciato a perdere spettatori e che i reality hanno subito – finalmente dico io – una flessione. Questo è un segnale che fa ben sperare. Bisogna vedere come, però, i produttori di reality, e la televisione in particolare, coglieranno questo segnale: se reagiranno con una programmazione ancora più spietata, ci aspettano tempi ancora più duri.



