Van Dyck e i suoi amici fiamminghi tornano a Genova

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Ritratti di ineguagliabile bellezza ed eleganza, rappresentazioni sacre intense nella loro drammaticità: otto opere del pittore di Anversa Anton Van Dyck, allievo prediletto di Rubens dal quale assimilò e sviluppò tecnica e stile, costituiscono il cuore della mostra “Van Dyck e i suoi amici fiamminghi a Genova 1600 -1640”. 01_Van Dyck_Ansaldo Pallavicino

Il ritrattista più ambito d’Europa

“Van Dyck – spiega la curatrice Anna Orlando” diventa nella prima metà del Seicento il ritrattista più ambito da tutta Europa. La sua arte riesce a miscelare il realismo di Rubens con la grazia, la delicatezza tipiche ddel suo stile”. L’esposizione, attraverso cinquanta tra dipinti, disegni e incisioni di artisti nordici, racconta una stagione artistica particolarmente florida e stimolante per l’Europa. Crocevia di culture, snodo commerciale strategico, fucina di arte. Nel XVII secolo Genova si presentava così. In città giungevano via mare per affari mercanti dal nord del Vecchio Continente e con loro arrivavano pittori, per lo più dalle Fiandre, che qui si stabilivano anche per diversi anni influenzando modi e tecniche artistiche.

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Lo stile fiammingo-genovese

“Anversa e Genova –  racconta Anna Orlando – sono entrambi porti molto attivi, entrambi centri di commercio, quindi è naturale il riversarsi in una città che vive un momento di grande felicità economica di questi artisti fiamminghi”. Pittori abituati a lavorare in equipe, anche a più mani sulla stessa tela, i fiamminghi esportano stile e soggetti: nasce un linguaggio pittorico che Anna Orlando definisce “fiammingo – genovese”: “E’ una lingua pittorica nuova, creatasi a Genova proprio dal mescolarsi di due parlate pittoriche: quella dei fiamminghi che quando vengono a Genova si italianizzano; e viceversa i genovesi che apprendono dai fiamminghi suggestionati dal loro stile”.

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Van Dyck e l’Italia

Sui passi di Rubens, ma qualche anno più tardi, Van Dyck giunge in Italia via terra e arriva a Genova nel 1621. Ha poco più di 20 anni e  qui resterà per 7, visitando nel contempo il resto del Paese. Le sue impressioni, incontri e frequentazioni, committenze e collaborazioni sono raccontante  nel percorso espositivo della mostra: “Anton Van Dyck viaggia moltissimo: “insegue” Tiziano ovunque. Quindi – prosegue Anna Orlando – ovviamente una tappa d’obbligo del suo viaggiare è Venezia e poi Roma, Palermo… Genova è però la città dove rimane e lavora di più”.

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Van Dyck e il sacro

Oltre alla ritrattistica, la mostra da ampio spazio alla dimensione del sacro in Van Dyck: “Questo pittore – aggiunge la curatrice –  riesce con le scene e i soggetti sacri a raggiungere il massimo dell’intensità drammatica ed espressiva, il massimo del pathos già pienamente barocchi”.  Il celebre “Crocifisso” proveniente dal Museo di Palazzo Reale a Genova fu ad esempio fonte di ispirazione per intere generazioni di pittori: “La capacità di cogliere questo dramma – racconta Orlando  – è fatta con gli strumenti dell’artista: il colore, la luce, toni molto cupi ed una forte espressività del volto di Cristo che lo rende umano. E’ un’opera che tutti gli artisti che d’ora in poi si confronteranno con il tema del Crocifisso dovranno osservare”.

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Una spiritualità espressiva dell’animo umano

Non è dunque sbagliato parlare di una componente spirituale in Van Dyck: una spiritualità, che secondo Anna Orlando , va intesa non solo per l’aspetto religioso:  “Lui veniva da un paese cattolico, quindi l’aspetto religioso è senza dubbio presente, ma la spiritualità va intesa come espressività dell’animo umano: il dolore, gli affetti, la passione, la gioia…” Emblematico il soggetto della Sacra Famiglia, presente in mostra con due preziosi esemplari: “E’ un soggetto religioso e sacro, ma che veniva particolarmente apprezzato dalla committenza del tempo: la famiglia di Gesù diventa la famiglia per antonomasia: trascende l’aspetto religioso. E’ spirituale nel senso che è qualcosa che accomuna tutti gli uomini”.

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10_Cornelis De Wael_spettacolo di cornici.jpg09_Camogli_Putto entro ghirlanda di frutti.jpg08_Camogli_ Vaso di fiori con peonie e iris.jpg14_G Van Deyen_Ritratto di Veronica Spinola Serra.jpgDa Vatican News (http://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2018-02/genova-mostra-van-dyck-e-la-pittura-fiamminga-.html)

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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